Turismo delle radici: una risorsa per l’Italia

Italia, Paese di migranti. In questo articolo, vediamo come i nostri connazionali e i loro desideri di vacanza possano convertirsi in risorsa e riscoperta della cultura italiana.

Le riflessioni che sto per proporre traggono ispirazione dal convegno, tenutosi il 10 settembre 2021, dal titolo Idee economiche e lo sviluppo del Mediterraneo: casi studio sul turismo delle radici organizzato dall’Università degli Studi di Messina e promosso da numerosi attori locali e nazionali, tra cui la Società Italiana di Scienze del Turismo (SISTUR), Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia (Unpli) e il Consorzio Messina Tourism Bureau.


Definizione e classificazione del turista delle origini

Il turismo delle radici viene identificato con numerosi termini: turismo delle origini, turismo di ritorno o ancora turismo genealogico (ancestry o genealogy tourism, in inglese). Si tratta di un periodo di vacanza trascorso nel luogo d’origine proprio o dei propri antenati, oppure alle volte un vero e proprio viaggio per conoscere e approfondire la genealogia famigliare. I maggiori studiosi concordano nel collocarlo all’interno della macro-categoria del turismo culturale, con anche delle caratteristiche che rimandano al turismo esperienziale.

Per una migliore classificazione, esso viene suddiviso in due categorie, a seconda del profilo del turista:

  1. Turismo di prima generazione: è un italiano emigrato all’estero, un turista abitudinario che trattiene ancora vividi ricordi della propria terra natia, ne parla ancora la lingua e il dialetto, ne ricorda gli odori e i sapori, ritrova parenti e amici ogni volta che vi ritorna. Tutto è familiare e riconducibile alle ferie annuali;
  2. Turismo di seconda e terza generazione: discendenti e dunque figli e nipoti di connazionali all’estero. Spesso, soprattutto nei casi di famiglie d’oltreoceano, gli italo-discendenti non parlano più la lingua italiana, compiono un viaggio alla scoperta dei luoghi d’origine dei propri antenati. Non è insolito che la loro idea di Italia sia stereotipata o idealizzata dai racconti famigliari.
Photo by Andrea Piacquadio on Pexels.com

Notiamo, già da queste due differenziazioni, delle differenze sostanziali tra i due tipi di turista. Come il marketing ci insegna, a segmenti di clientela corrispondono desideri, esigenze, capacità di spesa (e molto altro…) differenti. Questo significa che, in un’ottica di corretta programmazione e gestione del turismo delle radici, bisogna prestare molta attenzione al destinatario e adattare l’offerta seguendo in profilo precedentemente tratteggiato.

Il punto di vista delle istituzioni

Tra i numerosi esperti, è intervenuto il Consigliere d’Ambasciata Giovanni Maria De Vita, che ha donato una prospettiva istituzionale e programmatica sul tema, sottolineando alcuni punti sui quali ci si auspica di lavorare con il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) sul tema, in particolare:

  1. Il fondamentale il ruolo di documenti e archivi, possibilmente digitalizzati e consultabili, per permettere agli italiani all’estero di riscoprire le proprie origini;
  2. Percorsi enogastronomici lontani dagli stereotipi e autentici nei sapori, per un gusto che sa di casa e d’infanzia;
  3. Musei dell’emigrazione e reti di musei per una valorizzazione della storia e del patrimonio culturale degli italiani emigrati all’estero;
  4. Permettere una serie di vantaggi e sconti agli italiani e ai discendenti degli italiani all’estero per trascorrere le proprie vacanze in Italia (il cosiddetto Passaporto delle Radici);
  5. Una campagna informativa e di comunicazione. Il relatore ha evidenziato come sia imprescindibile comunicare iniziative e progetti di accoglienza turistica, avvalendosi di testimonial e personaggi pubblici;
  6. Si possono infatti promuovere festival e ricorrenze dedicati per un turismo destagionalizzato;
  7. Costituire una rete di università italiane per lo studio e il monitoraggio del fenomeno o per lo sviluppo di servizi specifici per i turisti di seconda e terza generazione, come l’interpretariato.

Da questa breve lista, è evidente come il fenomeno del turismo delle radici possa tradursi in un’opportunità derivante dal grande bacino di turisti potenziali per il nostro Paese. Si calcolano infatti tra i 60 e gli 80 milioni di oriundi italiani provenienti in gran parte da Brasile, Stati Uniti, Canada e Argentina. Turisti che, come i relatori hanno sottolineato, godono di un rapporto privilegiato e personale con la cultura, i luoghi e i sapori dell’Italia.

Turismo delle radici ed enogastronomia italiana

Come sfruttare appieno l’opportunità di attrarre questo turismo nel nostro Paese? L’intervento della prof.ssa Sonia Ferrari, docente di Marketing territoriale presso l’Università della Calabria, ha avuto come tema il turismo delle radici come volano per il consumo dei prodotti enogastronomici. Non sono mancate infatti riflessioni e affermazioni sulle tendenze che vedono protagonisti i prodotti enogastronomici italiani:

  1. I consumatori sono sempre più attenti ai marchi territoriali (DOC, DOP, DOCG, STG…), qualità, ma anche alla sostenibilità dei prodotti;
  2. I prodotti enograstronomici, grazie al marketing, sono in grado di trasmettere il senso di un luogo, il cosiddetto genius loci e di comunicare i valori del terroir;
  3. Tendenza degli ultimi anni, infatti, è un vero e proprio storytelling dei prodotti agroalimentari italiani, anche e soprattutto all’estero;
  4. La genuinità e la qualità dei prodotti italiani generano un passaparola spontaneo, facendo sì che i turisti delle origini diventino veri e propri testimonial del territorio;
  5. A questo proposito si parla di nostalgia trade, la domanda di prodotti provenienti dall’Italia (il 2020, ad esempio, è stato un anno record per l’export di prodotti agroalimentari);
  6. L’osservazione che la diffusione della cultura enogastronomica italiana in tutto il mondo è stata tale proprio grazie all’emigrazione italiana.
Photo by Katerina Holmes on Pexels.com

Infine, grazie all’intervento degli altri relatori, sono emersi argomenti altrettanto importanti come:

  • Il turismo domestico di italiani in Italia, che tornano nei luoghi d’origine (tipicamente, dal nord verso il sud) e che non vengono intercettati dalle statistiche;
  • A sopperire alla mancanza di dati, l’utilizzo di dati telefonici e GPS (big data) per monitorare i flussi e permettere la compilazione della matrice origine destinazione a livello provinciale;
  • Il ruolo delle associazioni culturali per i turisti delle origini, che hanno la grande potenzialità, poco sfruttata, di diventare canali privilegiati tra il territorio e il turista che desidera.

Che altro dire? Il turismo delle radici è veramente una possibilità unica per il nostro Paese, che gode di tutte le caratteristiche per farne un segmento solido e redditizio. Avrebbe inoltre il grande pregio di essere un turismo dei borghi, della cultura e dell’autenticità. In questo contesto, non è difficile immaginare opportunità di impiego anche giovanile nei luoghi della Penisola che da decenni soffrono il fenomeno dello spopolamento, e che solo da alcuni anni rivivono grazie a iniziative pubbliche, esempi di imprenditorialità e alberghi diffusi. Ma, magari, di ospitalità diffusa parleremo in un altro articolo.


Fonti e link utili:


Grazie per aver letto fin qui.

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Affascinante video sul turismo delle radici prodotto dalla Farnesina nel 2018 e proiettato al convegno.

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